Bel pezzo di Ivan Fulco sulla stampaweb. Fulco riporta una serie di esperienze relative alle potenzialità dei videogiochi come strumenti didattici e di apprendimento. Il tema come ovvio ha una lunga storia. Comincia negli anni 80 quando l'esercito americano commissiona ad Atari una versione modificata di Battlezone per l'addestramento dei suoi soldati, e arriva fino al recente Full Spectrum Warrior, simulatore di strategie militare "nato come software di esercitazione per poi prendere la forma del videogioco commerciale", come scrive Fulco.
Ora il punto nuovo della vicenda è che oggi stanno acquisendo un ruolo di rilievo anche i videogiocatori non solo le macchine.
Fulco riporta che l'aeronautica militare sudcoreana ha recentemente reclutato cinque videogiocatori professionisti per sviluppare simulatori di volo. Mentre l'esercito israeliano ha assunto gamers giovanissimi per supportare piloti professionisti.
Si sta creando insomma un ponte non solo tra videogioco e mondo del lavoro, ma tra videogiocatori e professioni. Come dice Matteo Bittanti: il grande errore degli studiosi dei videogiochi è stato nel non capire le analogie tra esperienza videoludica e lavoro.........
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