venerdì, maggio 19, 2006

Strage reale e videoludica



Della strage alla Columbine se n'è parlato a non finire. Dei comportamenti violenti dei due assassini sono stati notoriamente incolpati i videogiochi. Ora un videogioco si ripropone di raccontare i momenti più drammatici della strage. Riporta la notizia Punto Informatico.
Il gioco, Super Columbine Massacre, invita il giocatore a vestire i panni di uno dei due killer e ad entrare nella scuola per rivivere i momenti che hanno preceduto la strage.
Come prevedibile il caso ha generato un enorme polverone. I parenti delle vittime si sono giustamente scandalizzati. Gli autori del gioco si sono prevedibilmente difesi, sostenendo che il gioco non prende le difese degli assassini, piuttosto ricrea/simula l'evento. Invitando i giocatori a prendere posizione, a riflettere sull'accaduto.
Credo che l'argomento meriti una breve riflessione.
Innanzitutto. Un dato ormai è acquisito
Il videogioco è diventato a tutti gli effetti un modo personale e pubblico al tempo stesso, pervasivo, diffuso e agevole di espressione. Attraverso di esso può essere ricreata qualunque tipo di realtà. situazione o evento.
In secondo luogo come ogni rappresentazione anche quella ludica può essere più o meno verosimile, parziale, prospettica etc. Ma questo argomento non impedisce agli altri mezzi di appropriarsi di qualunque tipo di realtà, e non si capisce perchè dovrebbe impedire invece il videogioco.
In terzo luogo, come hanno sostenuto più studiosi, bisognerebbe cominciare a pensare di sostituire la parola videogioco con altre definizioni più adeguate.
Simulare l'uccisione di Kennedy, in conflitto medio-orientale, o la strage alla Columbine non ha nulla di ludico, in sè.

Per finire, credo sarebbe opportuno cominciare a capire in che modo i videogiochi rappresentano la realtà, quali peculariatà, limiti e potenzialità introducono nella rappresentazioni dei fatti piuttosto che limitarsi a rifiutarne o all'opposto ad esaltarne i meriti.

5 commenti:

Cateye10 ha detto...

Sono anni che cerco di spiegare a chi pensa che sia un alienato che il "videogioco" non è solo un modo di svagarsi tout-court, ceh non implica per forza che chi la sera si concede una campagna in Normandia non è un folle guerrafondaio e che chi gioca a Doom non va a giro con un fucile a canne mozze a sparare ai vicini.

Il mondo è cambiato e con esso anche le forme di intrattenimento digitale...siamo passati da un oscilloscopio che generava una partita con una pallina e due barrette per passare a MMORPG complessi e strutturati, dove i giocatori sono persone "normali", non onanisti mentali che non hanno di meglio di fare nella loro vita.

Dai videogiochi (concordo sul fatto che il termine è talmente riduttivo da semrbrare "immorale", come direbbe qualcuno;-)) io ho imparato moltissimo, mi hanno aiutato a superare momenti tristi della mia vita, ad "evolvermi" in un mondo che è, volente o nolente, immerso nella realtà digitale che tanti disprezzano e mettono all'indice...il videogioco non è più il trastullo del ragazzino brufoloso e introverso...il videogioco è rappresentazione della realtà che ci circonda, ampliandola, mettndola alla berlina, creando una serie di dimensioni parallele in cui possiamo dare libero sfogo alle nostre frustrazioni, oppure misurarci con i nostri limiti, oppure ancora realizzare, anche se solo fittiziamente, alcuni dei nostri desideri.

Ciauzzzz

gianni bosio ha detto...
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gianni bosio ha detto...

condivido le vostre opinioni.
credo che sia comunque ancora molto complesso diffondere nuove concezioni sul videogioco (che, secondo me, va ancora bene chiamato così: la sua forza è tutta nel rapporto di distanza e simulazione della realtà che il gioco consente). siamo agli inizi, e i "casi-limite" come questo possono spingere in direzione contraria (basta guardare su cosa stanno lavorando i legislatori in america). il fatto che, come dice cateye10, stia lentamente migliorando l'accettazione sociale degli hardcore gamer è comunque un elemento molto positivo.

cateye10 ha detto...

Non è tanto l'accetazione sociale dell'hardcore gamer, ma quanto la possibilità di far entrare nella concezione comune che il videogioco non è solo un mero "trastullo", ma l'unione di molteplici tipologie di comunicazione che permettono al giocatore di essere parificato al lettore di un libro o allo spettatore di un film.

il videogioco in quanto tale deve uscire da quella concezione arcaica che avevano mio padre e mia madre quando davanti al C=64 pensavano di avere un figlio idiota, che grazie al computer ha imparato le lingue, l'abilità manuale, la concezione dello spazio e delle distanze...

Non penso che i videogocatori siano migliori o peggiori di altri, ma penso che chi usa i videogiochi (li chiamo così perchè è il nome usuale, ma sempre e comunque riduttivo, anche e propeio nell'ottica della sempre più alta simulazioen della realtà che permettono) possa dirlo apertamente e fieramente, senza tema di essere additato come un idiota...la cutlura del videogioco sta proprio in questo, nel rendere esso un "medium" alla stregua di tv, cellulari, libri, film...un veicolo di informazioni interattivo nel vero senso della parola.

Ciauzzzzzzzzz

pierluigi ha detto...

Il tema Columbine fa sempre discutere. Il motivo credo sia da vedere nel fatto che spinge in avanti le regole con cui pensiamo all'informazione e con cui pensiamo al videogioco. Io credo possa esistere un'informazione o un approfondimento videoludico. Forse bisognerebbe rimettersi anche a discutere sul termine: videogioco.........